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Pillole di racconti #1

Pillole di racconti #1

Bentornati. Vi avevo anticipato che in questo blog avrei condiviso qualche brano tratto dalle opere già pubblicate, ed eccomi qui.
Oggi sono passati nove anni esatti dalla pubblicazione di "Nel buio", la mia prima raccolta di racconti. È il mio lavoro più vecchio e per questo ha un posto speciale nel mio cuore.
Ho pensato di festeggiare la ricorrenza condividendo con voi un breve brano tratto da "Il puzzle", uno dei racconti della raccolta. Spero lo apprezzerete.
Buona lettura!


Le risposte di Kamal erano state piuttosto evasive, segno evidente che non aveva voglia di fornirgli troppi dettagli. Probabilmente si trattava di una di quelle società che offrono a vip e super ricchi il noleggio di piccoli jet superaccessoriati con annesso servizio, di quelli che chiamano limousine dell’aria. Forse la politica aziendale imponeva a quell’uomo la tutela della privacy dell’utenza.
“E come vanno gli affari?” chiese Daniele, in maniera provocatoria.
L’altro non gli rispose.
Stava guardando fuori dal finestrino, mentre l’aereo aveva appena bucato lo strato di nubi temporalesche e, finalmente, aveva raggiunto il cielo sovrastante. Oltre il vetro, il sole illuminava una distesa infinita di nubi bianco latte che, riflettendo la luce solare, inondavano con un bagliore accecante l’interno dell’apparecchio.
“Lei crede nel paradiso?” gli chiese Kamal, continuando a guardare fuori.
Per la seconda volta, le parole di quell’uomo lo presero alla sprovvista.
“Cosa?”
Quello si girò verso di lui, questa volta guardandolo negli occhi. “Le ho chiesto se lei crede nel paradiso”.
Daniele da bambino aveva ricevuto un’educazione cattolica come ogni italiano, ma negli anni la sua fede si era persa. Con il lavoro che faceva, riteneva ipocrita andare in chiesa una volta la settimana e fare ammenda per i propri peccati quando poi, per denaro, continuava ad avere rapporti quotidiani con criminali e gente senza scrupoli compiendo, per loro conto, ogni genere d’illecito.
“Sono ateo”, rispose.
“Quindi lei non crede in Dio”
“Credo in quello che posso vedere e toccare, signor Kamal. Credo che si debba godere a pieno di questo giro di giostra perché, quando finirà, dubito che qualcuno ci conceda un gettone per un altro giro. È tutto qui. Per cui no, non credo al paradiso, né all’inferno. Lei, invece, è un credente?”.
“Non proprio” rispose l’altro. “Mia madre era inglese e mio padre indiano per cui io sono cresciuto diviso tra la religione buddista e quella protestante. Di fatto non pratico nessuna religione, credo però che esista un’entità spirituale che ognuno chiama come preferisce. E mi piace anche pensare che se veramente esiste un luogo come il paradiso, dovrebbe avere l’aspetto di quella distesa di nuvole che vede là fuori”.
A Daniele tutto quel discorso cominciò a sembrare un po’ fuori luogo, per una conversazione tra due individui che si erano conosciuti mezz’ora prima. Chi parla di una cosa intima come la religione a uno sconosciuto? Quell’uomo non era un individuo molesto, ma di certo era parecchio strano.
Kamal rimase a contemplare la candida distesa di nuvole per qualche altro secondo poi, dopo quella divagazione spirituale, riprese a conversare come se nulla fosse.

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